Tra i vari grattacapi che pone la lingua italiana, straordinario e raffinatissimo strumento tanto potente quanto complesso, l’uso delle maiuscole ha sempre creato non pochi dubbi e perplessità anche in chi le parole le maneggia di mestiere. La nostra grammatica conserva molte, moltissime zone d’ombra per questa faccenda: non sentirti difetto se sei tra quelli che si accorgono di avere qualche problema in materia, come capita a volte anche al sottoscritto. Anzi, il fatto che tu ti sia posto la questione è già un segno positivo, tipico di chi è consapevole della complessità del proprio linguaggio e ha la voglia o la necessità di capirci qualcosa in più.

Usare con cautela

Prima di cercare di capire il funzionamento del nostro sistema di maiuscole e minuscole è bene porci una domanda. L’uso delle maiuscole è strettamente obbligatorio o vietato, a seconda dei casi?
Beh, la risposta non è così semplice come potrebbe sembrare.
Ci sono ovviamente dei casi, pochi a dir la verità, in cui l’uso è “previsto per legge” e dunque obbligatorio; nella maggior parte delle situazioni, però, ci troviamo di fronte a delle scelte, a dei bivi in cui, tecnicamente, siamo liberi di imboccare la strada che vogliamo senza che nessun “legislatore” linguistico possa estrarre il cartellino rosso.

Un consiglio però posso dartelo: limita le maiuscole il più possibile. Se proviamo a metterci nei panni del lettore, capiamo facilmente come una lettera più grande, ingombrante delle altre, nel corso della lettura del testo rappresenti un piccolo ostacolo, una variazione del flusso “normale” dei caratteri, e dunque causi un rallentamento visivo, lieve ma pur sensibile. È come se, percorrendo una bella strada, ti trovassi a sobbalzare su di una cunetta: se non è necessario, risparmiamo il piccolo sobbalzo al lettore, rendiamogli il viaggio più piacevole che possiamo. Ce ne sarà riconoscente e, magari, non se ne andrà troppo presto dalle nostre parole.

Quando serve il maiuscolo?

Semplificando al massimo, possiamo dire che il maiuscolo si utilizza solo in due casi:

  1. quando, nella frase, si comincia qualcosa;
  2. quando il significato di un termine sta tutto nel suo essere unico, ovvero distinto da tutti gli altri della sua categoria; un termine cioè che identifica un esemplare specifico della sua specie, uno soltanto, e per questo è detto nome proprio o assume la funzione di nome proprio, ne fa le veci in sua assenza.

Difficile?
Un po’ sì, ammettiamolo. E pensare che ci siamo pure sforzati di semplificare al massimo. Proviamo a spiegarci meglio.

Questione di testa

Il primo caso in cui si usa il maiuscolo, quello del “cominciamento” è presto spiegato dall’altro nome con cui si designano le lettere maiuscole, cioè lettere capitali, da caput latino che significa “testa”. Tutto ciò che, sintatticamente, è la “testa” di qualcosa si mette maiuscolo:

  • L’iniziale di un periodo, cioè dopo un punto fermo (.). Caso diverso è quello del punto esclamativo (!) e quello interrogativo (?), dopo i quali si mette la maiuscola solo se tali segni di interpunzione chiudono un periodo. Dato che possono anche non chiuderlo… presta attenzione a quei due! In ogni modo, se hai il dubbio che dopo un certo segno di interpunzione (virgola, due punti, punto e virgola o quello che vuoi) possa volerci oppure no la maiuscola, poniti questa domanda: il segno di punteggiatura chiude un periodo? Se la risposta è sì, procedi con la lettera maiuscola, se la risposta è no stanne lontano come fosse la peste.
  • La lettera iniziale di ogni voce di una lista o di un elenco verticale.
  • I titoli, che siano di capitolo, sezione, tabelle, didascalie, illustrazioni, eccetera.
  • All’inizio di una citazione o di una battuta di dialogo, qualsiasi sia il modo in cui questa è introdotta nella frase (con o senza virgolette, con o senza due punti, eccetera).
  • All’inizio di qualsiasi pezzo di testo che sia indipendente dal resto del testo in cui è inserito. È il caso di un riassunto, un esempio, una dimostrazione… insomma, un brano che per ogni motivo sta su un altro piano rispetto a quello del contesto in cui si trova. In un certo senso, si tratta di un brano diverso che comincia (e termina) all’interno di un altro testo… e cominciando, appunto, ha bisogno della lettera maiuscola. Sei d’accordo?

Questione di personalità

Il secondo caso in cui si usa il maiuscolo è quello del nome proprio, ovvero quel nome che distingue un certo esemplare da tutti gli altri della stessa specie. Il tuo nome distingue te e soltanto te dal resto degli esseri umani: è il segno lessicale della tua “personalità” (nel senso di appartenente alla classe lessicale “persona”) unica e irripetibile, appunto propria. Maiuscoli sono i nomi che distinguono, ad esempio, un certo brand, una certa pianta, un certo gatto o cane, un certo luogo da tutti i suoi “simili”.

Per questa ragione, è preferibile che un nome di solito usato in senso comune, quando viene enunciato in senso proprio, con un significato specifico, abbia l’iniziale maiuscola. Per esempio, l’istruzione inteso come organismo preposto all’istruzione pubblica può essere scritto maiuscolo: Istruzione; ma attenzione, perché non è obbligatorio e, laddove il contesto non lascia spazio ad ambiguità, è sempre preferibile mantenere l’iniziale minuscola.

Da evitare

È certamente l’uso del maiuscolo come strumento per enfatizzare il significato delle parole o, semplicemente, evidenziarle nel testo. Esistono altri mezzi per questo scopo: le virgolette e il corsivo.
Per questo errore, in cui capita di imbattersi sempre più di frequente soprattutto online, siamo probabilmente influenzati dalla sintassi anglosassone, che prevede la maiuscola per designazioni complesse con più accondiscendenza dell’italiano. Si pensi ad esempio ai titoli delle canzoni in inglese, nei quali tutti i termini a eccezione di congiunzioni e preposizioni sono resi con la maiuscola: fatto da non emulare in italiano, ove rappresenta un errore e finisce per apparire come un fastidioso e inutile scimmiottare un esotismo nemmeno troppo alla moda.

Usi tipici del maiuscolo

Oltre ai due casi “di legge”, cioè quello del “cominciamento” e quello dei nomi propri, la lingua italiana prevede altri pochi casi in cui è consigliato l’uso del maiuscolo. I cosiddetti “usi tipici”:

  • I sostantivi derivati da nomi propri e strettamente legati a questi, ad esempio il Pisano (territorio pertinente alla città di Pisa) o il Calvinismo (dottrina derivata dal pensiero di Giovanni Calvino). Fai però attenzione: questa cosa non accade con gli aggettivi, che restano minuscoli, vedi per esempio il pensiero freudiano (cioè di Freud). Allo stesso modo degli aggettivi, designazioni che derivano da nomi propri o contenenti nomi propri ma usate con significato indipendente dalla loro origine ovvero in senso comune, sono scritte con iniziali minuscole: ad esempio, pan di spagna e terra di siena, quest’ultima intesa come colore.
  • Nomi comuni e aggettivi che fanno parte di una designazione complessa con significato proprio, come ad esempio Torre di Pisa o Parco Nazionale del Pollino. Nota bene che, all’interno di queste locuzioni, le congiunzioni e le preposizioni mantengono l’iniziale minuscola: sono infatti “parole vuote”, cioè prive di significato proprio, e come tali non richiedono mai la maiuscola – a patto di essere un “cominciamento” di testo, ricordi?
  • Maiuscolo esteso, per il caso di sigle, acronimi, testi di linguaggi tecnici che ne prevedono l’uso (per esempio il comando ON/OFF su dispositivi o libretti di istruzioni). Per gli acronimi, è il caso di CD in quanto sigla per compact disc, si preferisce l’uso tipografico del maiuscoletto.

Per i casi riguardanti il trattamento di categorie specifiche di nomi, come per esempio i nomi di luoghi, di cariche istituzionali, di soprannomi eccetera, si rimanda alla lettura di un buon testo tecnico. La “bibbia” di riferimento, il fanalino di emergenza da seguire anche nelle situazioni più tempestose, è sempre il Manuale di stile edito da Zanichelli: un evergreen che non dovrebbe mancare sulla scrivania di chiunque voglia prendere la penna in mano o posare le dita su una tastiera con un minimo di consapevolezza professionale.

Sperando di esserti stato utile, se hai dubbi o vuoi aggiungere qualche precisazione a questo “vademecum”, scrivi nei commenti: insieme, magari, possiamo elaborare un metodo più semplice ed efficace anche per una questione spinosa come l’uso del maiuscolo in italiano.